Picos e Pacajus (Brasile) – Tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre 2026, la nostra responsabile dei Produttori Valeria Bigliazzi ha effettuato una serie di visite e audit sul campo che le ha permesso di tracciare un quadro dettagliato di due importanti realtà della filiera del nostro anacardo (caju) solidale nel Nord-Est del Brasile: la cooperativa Cocajupi, nello Stato del Piauí, e Copacaju, nello Stato del Ceará. Pur condividendo la certificazione Fairtrade e l’obiettivo di valorizzare il lavoro dei piccoli produttori rurali, le due organizzazioni stanno affrontando momenti storici e sfide strutturali profondamente diverse.
Cocajupi: Eccellenza qualitativa e l’impatto della siccità
La cooperativa Cocajupi si conferma un nostro partner d’élite per quanto riguarda la qualità e l’affidabilità del prodotto, posizionandosi ai vertici della filiera. I monitoraggi effettuati nella centrale di Picos e nelle tre sedi distaccate hanno mostrato un processo produttivo rigoroso e molto complesso: la castagna viene selezionata, bollita, sgusciata meccanicamente e perfezionata a mano, spellicolata, selezionata per qualità e di nuovo passata in forno a 90-95°C per l’abbattimento di qualsiasi contaminazione, raffreddata e selezionata nuovamente prima del confezionamento sotto vuoto. Le zone di lavoro sono rigidamente separate tra prodotto convenzionale e Fairtrade per rispettare i requisiti degli enti di certificazione.
Tuttavia, l’eccellenza tecnica si scontra con una forte dipendenza dai finanziamenti esterni. Durante i tavoli di confronto, abbiamo evidenziato l’ingente sforzo economico profuso per sostenere la cooperativa, tra cui:
- Un fondo extra senza interessi di 35.000 euro per il contratto 2026-27.
- Anticipi fino al 70% di ogni spedizione, erogati mesi prima della ricezione della merce.
- L’assorbimento totale dei costi legati alla svalutazione dell’euro sul real (15% in un anno).
A fronte di un prezzo d’acquisto concordato molto alto e di un relativamente alto costo della materia prima grezza (che non accenna a diminuire data la stagione di produzione scarsa) si rende necessaria la costituzione da parte di Cocajupi di un proprio fondo proprio da utilizzare come capitale di esercizio. La dirigenza, guidata da lungo tempo da Jocibel, tende a fare affidamento quasi esclusivo su progetti governativi d’appoggio.
Questa fragilità è emersa chiaramente durante la visita alla cooperativa Comprag di Ipiranga, dove la fabbrica è attualmente ferma e per problemi strutturali al tetto e infiltrazioni d’acqua, lasciando i soci temporaneamente senza lavoro in attesa di interventi di riparazione.
Sul fronte agricolo, la stagione (zafra) 2026 si preannuncia breve e complessa (da agosto a novembre) a causa di una forte siccità prolungata che ha messo a dura prova i produttori locali, storicamente situati in aree rurali povere e marginali. La nota positiva arriva dall’innovazione tecnologica: grazie a un progetto statale, sono in arrivo 4 nuove macchine sgusciatrici meccaniche destinate a tutte le cooperative locali per migliorare la produttività. Inoltre, per la centrale di Picos è prevista una macchina selezionatrice meccanica. Resta invece da decidere, nella prossima assemblea di marzo 2027, l’affiliazione di una quarta sotto-cooperativa, una scelta delicata per garantire che i nuovi soci si integrino correttamente nel processo produttivo della cooperativa.
Copacaju: Una profonda ristrutturazione strutturale e logistica
Spostandosi nel Ceará, la situazione di Copacaju a Pacajus appare segnata da una profonda riorganizzazione amministrativa e infrastrutturale avviata da circa sei mesi. La nuova dirigenza, composta da giovani figli di produttori guidati dal presidente Ariel, si trova a dover rimediare a una grave crisi qualitativa registrata nell’invio di maggio 2026, causata da problemi di cernita in una ex cooperativa affiliata, che ci ha costretto a una seconda selezione della merce all’arrivo in Italia.
Per ovviare a questo problema operativo, Copacaju ha temporaneamente esternalizzato la fase iniziale della lavorazione (ricezione, bollitura, sgusciamento e prima selezione) a una fabbrica privata a Chorozinho, dotata di moderne tecnologie in grado di rompere fino a 40 noci al secondo (contro le due noci delle macchine tradizionali).
Copacaju si occupa così internamente solo della selezione finale, dell’ultima essiccazione e e dell’impacchettamento.
Il piano strategico prevede l’internalizzazione totale del processo tramite la costruzione di una fabbrica centralizzata a Pacajus. Questo progetto è tuttavia attualmente bloccato da un complesso contenzioso legale con il Municipio, legato a una suddivisione irregolare del terreno di proprietà della cooperativa, donato in parte a un’azienda adiacente senza un corretto aggiornamento catastale. Una disputa che rischia di durare anni e che ha spinto i revisori a consigliare di continuare a lavorare il prodotto appoggiandosi alla struttura privata fino a quando non saranno verificati con precisione i reali costi e la fattibilità logistica della gestione interna.
A differenza di Cocajupi, il territorio di Copacaju è caratterizzato da alberi di anacardo nativi giganti, il che rende difficile la raccolta a terra del frutto fresco per produrre derivati come la cajuina o le polpe. Nonostante le difficoltà passate, che hanno visto anche la fuoriuscita della ex presidente Cleoneide e tensioni all’interno della vecchia dirigenza, il tessuto sociale attuale appare in crescita: i produttori associati sono in aumento (da 40 con una prospettiva di 200) e la cooperativa è riuscita a ottenere dal comune un lotto di terreno per l’edificazione di 50 abitazioni rurali destinate ai lavoratori agricoli.
Conclusioni e Prospettive Future
Le visite ispettive del 2026 tracciano una linea di demarcazione netta. Se da un lato Cocajupi deve urgentemente ridurre la dipendenza dai progetti esterni per rendere le proprie fabbriche locali autosufficienti, dall’altro Copacaju deve muoversi con estrema cautela logistica, risolvendo le pendenze legali sul terreno e consolidando gli standard di qualità prima di investire in un impianto centralizzato di proprietà.
